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Il successo di Nike: la strategia

il successo di nike

Nike è una delle aziende più famose al mondo, sicuramente per quanto riguarda il suo campo ma un po’ in generale. Metà del mercato mondiale delle scarpe sportive gli appartiene, non si tratta di un monopolio ma quasi, e ha un valore di 38 miliardi di dollari! La Blue Ribbon Sports, questo era il nome di fondazione negli anni ’60 dell’azienda, fonda chiaramente le sue fortune soprattutto nella comprensione del cliente, ma non può bastare a creare l’impero che è. Il successo di Nike non è così facilmente spiegabile, tuttavia è agevole capire come due strategie in particolare, a mio parere, abbiano giocato un ruolo fondamentale. Parlarne è importante, perché anche una strategia di una multinazionale del genere può essere riapplicata.

Oggi ti parlo di questo, del successo di una grande multinazionale e di come puoi sfruttare la sua esperienza.

Da dove parte il successo di Nike?

Nike sapeva da subito a chi rivolgersi e cercò di sfruttare l’autorità dei propri clienti. I fondatori, Phil Knight e Bill Bowerman, fecero di tutto per far vestire le proprie scarpe a un certo Steven Prefontaine. Costui era, semplicemente, il più grande mezzofondista dell’epoca, almeno per quanto riguarda quelli di nazionalità americana.

Al giorno d’oggi, definiremmo Prefontaine un influencer, ma questi ancora non esistevano. Il concetto però è di base e antico: dare un prodotto a qualcuno di autoritario, perché poi i dilettanti e gli appassionati lo desiderino. Non è una cosa sempre così semplice da farsi, Prefontaine era allenato da Bowerman, per questo non fu una cosa così difficile da mettersi in pratica.

nike e michael jordan

Un altro esempio buono per spiegare il successo di Nike ci porta avanti di vent’anni. Ci troviamo sempre negli USA e il protagonista è Michael Jordan. Questi era ancora un giovane cestista, non ancora il migliore e più famoso al mondo, quando non riusciva a trovare un marchio che gli calzasse a pennello. Adidas? Non sufficientemente organizzato nel Basket; Converse? “Michael Jordan non è un top player, deve accontentarsi di altro” (si saranno mangiati le mani più di altri, probabilmente); restava la Nike, che diede a Michael Jordan quello di cui aveva bisogno, rispondendo quindi all’esigenza del mercato.

Destino ha voluto che Michael Jordan diventasse il più grande della storia, forse non solo nel suo sport, che avviasse una partnership con l’azienda e che provocasse un effetto particolare nelle persone. Tutti tendono a desiderare quello che hanno i migliori, perché credono naturalmente che se Michael Jordan preferisce una scarpa piuttosto che un’altra deve essere perché quella che sceglie lui è migliore!

Cosa possiamo imparare da questa esperienza?

Ci sono due cose che contano moltissimo sulla scelta dell’utente:

  1. Le testimonianze. Le persone tendono a desiderare quello che hanno gli altri e si fidano particolarmente dei personaggi più autorevoli.
  2. La soluzione. Ricorda sempre che il tuo obiettivo deve essere vendere una soluzione a un problema. Come per Jordan, che non riusciva a trovare le scarpe giuste per giocare a Basket e allora Nike fece di tutto per convincere il campione che i suoi prodotti erano perfetti per lui.

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